10-10-2007 - PROGETTO DOSTOEVSKIJ
PROGETTO DOSTOEVSKIJ
Il progetto comprende due spettacoli ed è un lungo itinerario poetico nell’universo inquieto e fantastico del grande romanziere russo. Ispirato al racconto La Mite e al romanzo I Demoni, la scena è agita sempre simultaneamente in un crescendo corale che anticipa e rivela le azioni degli attori che eseguono a vista il cambio e la trasformazione dei diversi personaggi. Questa ricerca di una “scena simultanea” ci consente di cogliere meglio i grandi temi narrati da Dostoevskij come la stratificazione e la varietà degli esseri umani, il caos politico di sfondo, l’immensa vastità del male. Il metodo di lavoro dell’attore, incentrato su un training fisico molto attento ad evidenziare i caratteri dinamo-plastici della interpretazione dei personaggi ha permesso, un buon risultato formale degli spettacolo, mettendo in luce i presupposti di una grammatica espressiva degli attori per un teatro d’arte plastica e dinamica.
I DEMONI
dal romanzo di Fedor M. Dostoevskij
Progetto e regia di Francesco Gigliotti
Scene e Costumi di Giorgio Di Stefano
Luci di Nuccio Marino
Musiche di S. Sciarrino e B. Bartok
Consulenza storica e drammaturgia di Cleopatra Camaioni
Assistenza alla regia di Gianluca Casadei
con:
Carmine Arvonio, Tiziana Battisti, Evelin Bonazza, Cleopatra Camaioni,
Agnese Chiara D’Apuzzo, Dino De Stefani, Sabrina Milani,
Maria Elena Lazzarotto , Donato Pichi
Il romanzo “I demoni”costituisce certamente un raro e altissimo esempio di invenzione narrativa. La sua divisione in tre parti racchiude in realtà una sola architettura sovrana nel progredire vertiginoso dell’intreccio ed ognirilettura e ricomposizione non può non confrontarsi con quei grandi temi, incredibilmente attuali, che il romanzosviluppa, dal caos politico di fondo alla variegata stratificazione sociale e umana dei personaggi, dal fanatismo nichilista all’immensa vastità e presenza del male. Nell’impiantocorale dell’opera spicca la figura di Stavrogin che lo stesso Dostoevskij, in un appunto, definisceil centro dei demoni: egli è “tutto”, è il soleverso cui gli altri personaggi guardano, autentica attrazione gravitazionale dei vari Piotr Stepanovic, Kirillov, Satov,Varvara Petrovna, Dasha, Liza. Stavrogin è dunque un mondo, un universo concentrato che racchiude , come nella vita,i valoridel benee del male connessiin un intrigo indissolubilee affascinante. Ancora una volta la straordinaria mobilità del testo del romanziere russo risulta essere l’argomento decisivo nella scelta del nostro progetto di trasposizione teatrale.Lo spazioscenico de “I demoni”, disarmante nella sua essenzialità, è immaginato come un’assonometria, all’interno della quale, nulla sembra più alto dei corpi dei demoni e ogni oggetto sembra scaturire dai loro stessi involucri, fino a costruire momentanee, labili architetture. Sembra non esistere uno spazio esterno ai personaggi, le situazioni drammaturgiche tendono a dissolversi nel movimento stesso degli attori, custodi e artefici dall’esterno o dall’interno di ogni luogo.
Nei Demoni, Dostoevskij costruisce molte combinazioni romanzesche in una varietà di piani narrativi che rappresentano un esempio raro e altissimo di invenzione narrativa. La divisione in tre parti del romanzo racchiude, in realtà una architettura sovrana nel progredire vertiginoso dell’intreccio. Lo spettacolo è fondato sulla possibilità di agire contemporaneamente la nascita e l’evoluzione delle diverse situazioni drammatiche. Questo progetto, per una sua “scena simultanea”, permette forse di cogliere meglio, nella evoluzione diacronica della rappresentazione, i grandi temi messi in evidenza dal romanzo quali il caos politico di sfondo. la variegata stratificazione umana e sociale dei personaggi, l’immensa vastità del male.
LA MITE
dal racconto fantastico di Fedor Dostoevskij
Progetto e regia di Francesco Gigliotti
Con:
Agnese Chiara D’Apuzzo, Dino De Stefani,Tiziana Battisti, Sabrina Milani, Cleopatra Camaioni, Carmine Arvonio, Maria Elena Lazzarotto, Donato Pichi
Poche opere sottolineano in modo così tragico, così drammatico e con tante sottili sfumature, l’impossibilità di comunicare e capirsi in cui versano gli uomini.
“Immaginate un uomo, accanto al quale giace, stesa su un tavolo, la moglie suicida che qualche ora prima si è gettata dalla finestra. L’uomo è sgomento e ancora non gli è riuscito di raccogliere i propri pensieri .... Ecco parla da solo, si racconta la vicenda, la chiarisce a se stesso”. Con queste parole lo stesso Dostoevskij ci introduce al racconto del monologo di un uomo che cerca di “fare il punto dei propri pensieri”. Questi pensieri si smentiscono a vicenda e finiscono per dissolvere la stessa identità del protagonista.
Il laboratorio teatrale incentrato sul racconto della Mite, conclude la prima fase di ricerca sull’universo Dostoevskij, presentando in forma di studio uno spettacolo che interpreta il testo come struttura in movimento, corpo che si mostra e si agita, vive e ricerca nella “polifonia” narrativa dell’autore una rappresentazione di azioni simultanee a volte ripetitive.
Come il suicidio della mite che da evento cardine del racconto viene riproposto più volte nell’immaginario di una scena dove i sentimenti paiono confondersi e rimescolarsi di continuo. Il rigoroso allenamento degli attori sugli elementi dinamo-plastici dei propri ruoli ha consentito un ampliamento delle diverse situazioni drammatiche.
Sempre presente, quasi un contrappunto melodico, l’incedere lento del coro che a turno viene ricomposto da tutti gli attori. Crocevia metafisico dei corpi e degli oggetti del dramma.
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