05-11-2007 - LE VIE DI FIABA
LE VIE DI FIABA
favola in musica
Ideazione e Regia: Francesco Gigliotti
Scene e costumi: Giorgio Distefano
Con: Tiziana Battisti, Agnese Chiara D’Apuzzo, Francesco D’Atena, Maria Elena Lazzarotto, Zairha Silvestri, Dino De Stefani
Consulenza musicale: Gianluca Casadei
“Raccontare fiabe è un gioco, con le sue regole è possibile dire una cosa e intenderne un’altra grazie alla scrittura segreta che spesso le caratterizza. Ma è anche un potente strumento di critica del costume, che rende liberi chi racconta e chi ascolta, veicola etiche, politiche, visioni del mondo e consente di sondare i piaceri e le paure dell’essere.” Così questo spettacolo racconta il viaggio verso le terre di nessuno, verso quel territorio d’ombra dove i luoghi e i tempi della narrazione si smaterializzano e le figure magiche e gli orchi si mettono in contatto con il Sottoterra e il profondo delle tradizioni. I nostri personaggi si incamminano per le vie di fiabe dal sapore familiare e tradizionale accompagnando i giovani spettatori in un territorio affascinante e, al contempo pauroso, che è quello dell’ignoto e delle sue prove. Già dal prologo, la fiaba rivela un’atmosfera rarefatta e sospesa tra il reale e il fantastico. Una mamma ricorda, attraverso il racconto, l’immagine della sua figliola, la graziosa Cirenella, mentre si prende cura dell’orto. Poco dopo, nel cortile di una piccola casa di legno appaiono un padre e una figlia ancora commossi, benché sia passato molto tempo, per la scomparsa della madre. Il padre deciso ad affrontare il suo dolore da solo, decide di mettersi in viaggio in cerca delle terre di nessuno. Così lascia la povera Cirenella a prendersi cura della casa e dell’orto. Nel suo viaggio verso l’ignoto il padre cade vittima di un terribile orco senza volto, metà donna e metà bestia, dal dorso di pelliccia, con un terribile e mortale artiglio al posto di una mano, e dotato di uno specchio magico con cui incanta e ipnotizza le sue vittime. Come nelle migliori tradizioni anche il nostro orco è in grado di cambiare forma. Così, dopo aver appreso dal padre, dell’ esistenza di Cirenella, il mostro si trasforma, e nelle sembianze di una donna zoppa si mette sulle tracce della giovane fanciulla, lasciando il padre disperato, prigioniero nell’antro delle terre di nessuno. Da questo momento la fiaba prosegue il suo viaggio verso strade più assolate, e sentieri più colorati. L’orca matrigna giunta a casa di Cirenella dopo averle dato la falsa notizia della morte del padre e spacciandosi per la sua matrigna la tiranneggia e schiavizza. Ma lo spirito della madre della giovane fanciulla veglia continuamente su di lei e la protegge. Un giorno arriva finalmente il principe. Ma è un principe diverso da quello che solitamente incontriamo nelle favole. Apparentemente è gobbo e malandato, e soprattutto parla in una lingua incomprensibile. Sarà proprio lui con l’aiuto del suo fidatissimo e stranissimo aiutante a salvare Cirenella dalla perfida orca-matrigna. In una rocambolesca e divertente giostra di lazzi e acrobazie il principe e l’aiutante si imbattono nella povera fanciulla. I due giovani si innamorano a prima vista, e l’originale principe dal cuore puro le promette, nel suo gergo incomprensibile, di liberarla dalla matrigna e di ritrovare il padre scomparso. Le terre dell’ignoto ripiombano la fiaba in una atmosfera cupa e paurosa, ma solo per il tempo necessario a liberare il padre dalle catene sotterranee. Ormai la vittoria è vicina. Mentre l’aiutante è alle prese con la perfida matrigna nel tentativo buffo di proteggere Cirenella, i due eroi si avvicinano sempre più velocemente. Finalmente irrompono, inaspettatamente nel cortile della casa e dopo una lotta, che ricorda quella di Perseo alle prese con Medusa, l’orca viene sconfitta dalla sua stessa immagine riflessa nel suo specchio magico. Cirenella è salva, l’aiutante ritrova il suo principe, il padre può riabbracciare sua figlia, ma soprattutto i due giovani innamorati possono coronare il loro amore dopo tante estenuanti prove. La madre di lontano sorride felice e sentenzia: “Chi fa male agli innocenti, non vi preoccupate, che prima o dopo muore giustiziato! Del resto come si dice, chi sputa in cielo in faccia gli ritorna!” Lo spettacolo prende spunto da una fiaba dal titolo Il soffio dai muri, scritta da Tiziana Battisti, riadattata da Francesco Gigliotti. Gli elementi presenti sono anche quelli che caratterizzano la nostra compagnia: il lavoro sul corpo e la voce in continua metamorfosi, l’uso del grammelot (tipo di recitazione onomatopeico, che usa suoni privi di significato, che richiamino però le sonorità di una lingua o di un dialetto riconoscibile, riuscendo a comunicare attraverso suoni che non sono parole stabilite e convenzionali), l’uso di scenografie essenziali per esaltare il lavoro dinamoplastico dell’attore, la presenza della musica suonata dal vivo, perché pensata come parte integrante della scena al pari di tutti gli altri elementi. Soprattutto la simpatia il divertimento e la nostra voglia di lavorare per i bambini e i ragazzi.
Adatto alle scuole elementari e medie inferiori
DURATA 1 ora
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